di Alessandra Virginia Rossi

Ci aveva provato il Maestro Morgan qualche anno fa, nella vetrina di X Factor, a parlare di quanto la lingua italiana abbia vissuto tempi artistici così gloriosi da far gola ai più grandi idoli musicali della storia.

Dusty Springfield reinterpretò una delle canzoni più popolari della tradizione nostrana facendone innamorare nientemeno che Elvis “The King” Presley: “You don’t have to say you love me” , infatti, è il riadattamento di “Io che non vivo (senza te)” di Pino Donaggio. Impensabile oggi che un brano sanremese possa arrivare oltreoceano e diventare disco d’oro, nonché successo mondiale. Quale star internazionale potrebbe restare così colpita da “Occidentali’s Karma” o dalle pur apprezzate romanze à la Mengoni da far fare loro il giro del mondo? Difficile, molto difficile.

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Nel tempo anche le più insospettabili rockstar si sono lasciate sedurre dall’accento latino della nostra penisola. Come dimenticare Ragazzo solo ragazza sola, versione italiana di Space Oddity assolutamente slegata dal senso dell’originale, scritta da Mogol per David Bowie. Bowie aveva contatti musicali con l’Italia e amava Lucio Battisti considerandolo uno dei migliori cantanti al mondo. Il suo esordio in italiano, però, ha effetti a dir poco imbarazzanti per noi italofoni. Più o meno lo stesso si può dire di “Con le mie lacrime” adattamento ad opera di Dante Panzuti  per “As tears go by” dei Rolling Stones. Anche Mick Jagger, col suo grazioso accento inglese, fa lo stesso effetto di Bowie ma con un pizzico di tenerezza in più, forse perché su un capolavoro come Space Oddity non tolleriamo il minimo intervento.

Esiste la formula perfetta affinché la lingua italiana si sposi con le doti indiscusse di un interprete straniero? Sì, e l’ha concepita quel geniaccio made in USA di Mike Patton. Il segreto di “Mondo Cane”, album completamente in italiano suonato da musicisti solo italiani, sta nella grande sensibilità musicale dell’artista. Patton si è addentrato nella tradizione musicale di un paese straniero con apertura mentale e predisposizione all’ascolto. Questo ha impedito la realizzazione di un ennesimo (tragicomico) prodotto stereotipato che fa dell’Italia il ridente villaggio tutto spaghetti e mandolino di fantozziana memoria. Realizzato in collaborazione con Roy Paci, “Mondo Cane” dona nuova luce a pezzi indimenticabili: da Gino Paoli a Roberto Murolo passando per un Fred Buscaglione a cui è impossibile resistere. Alla produzione artistica anche Daniele Luppi, padre di altri progetti che hanno portato in Italia artisti enormi come Norah Jones e Jack White non solo a mangiare pasta ma ad incontrare la nostra musica.
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Certi casi sono rari ed è anche importante che sia così. Se i tempi in cui Elvis si emozionava traducendo “O’ sole mio” (ascoltate “It’s Now or Never” e sarà subito orgoglio italiano nel mondo) sono finiti, la lingua italiana tenta di mantenere alto il suo appeal seguendo altre vie. Negli anni ’90 e i primi 2000 alle boyband toccava puntualmente il singolo tradotto per i fan italiani. “Non puoi lasciarmi così” e “A chi mi dice” sono titoli di cui non citerò gli autori così da (non)incoraggiarne la ricerca e la conseguente diffusione. Una perla però voglio regalarvela: “Fuck It” di Eamon ha imperversato per le radio e nelle reti musicali (nella sua sconcertante indecenza!!!) intorno al 2000. Ebbene ha anche la sua versione italiana in “Solo Con Te” che, molto prudentemente, non contiene una singola parolaccia.

In tempi recentissimi l’uso dell’italiano nella musica estera ha tentato di tingersi di tonalità meno imbarazzanti e leggermente più raffinate. Nel 2012, Erlend Oye (la metà occhialuta dei Kings of Convenience) si è invaghito della Sicilia, vi si è trasferito e nel 2013 “La Prima Estate” ha visto la luce. Un singolo molto solare, delicato e… sì, purtroppo da norvegese in vacanza in Italia. Quantomeno, però, la piacevolezza della parte strumentale, che ha la sola pretesa di farne un pezzo easy listening, la rende un delizioso omaggio ad una realtà spensierata e genuina che pure qua e là in Italia si trova.

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Scivolone invece per i francesi Phoenix che hanno voluto dare un’impronta italiana all’intero album “Ti Amo” del 2017 senza però preoccuparsi di fare il lavoro di Mike Patton. Una spolveratina di italiano su un disco non ne fa un omaggio a una cultura, ammesso che quello fosse l’obiettivo, né tantomeno un album dotato di una profondità anche minima.

Diciamocelo, alla lingua ma soprattutto alla musica italiana non manca nulla. Lo stereotipo italiano diffuso nel mondo fa sì che, alla visione dell’ultimo spot di D&G, ambientato nelle strade di Napoli con attori inglesi che accennano passi di tarantella, un italiano provi imbarazzo e frustrazione. I tuttologi vi risponderanno che all’estero un prodotto made in Italy si vende sfruttando quell’immaginario. Ciò non toglie che sia imbarazzante e, sul piano della diffusione della nostra musica, anche fortemente controproducente. Le band e i progetti musicali nostrani fanno fatica ad affermarsi anche solo in Europa. Si tende ad internazionalizzarsi per scrollarsi l’onta paesana di dosso o a ritrovarsi come pubblico solo fan italiani espatriati.

Sappiamo benissimo che dietro l’imposizione delle culture sul mercato ci sono anche ragioni economiche e dunque quella anglofona è andata e andrà per la maggiore ancora per molto. Certo è anche che l’Europa tutta è fatta di nazioni e culture così fortemente e storicamente caratterizzate da rendere difficile conciliarne le tante sfumature. L’Eurovision Contest ne è l’esempio. Volete negare che l’esibizione di Germania, Turchia e Italia l’una di seguito all’altra abbiano un effetto straniante?
L’integrazione è compito arduo ma doveroso e in quanto tale richiede le più attente cure.

È ora che si tenga conto, insomma, del fatto che l’Italia è molto meno “Gelato, ti amo, Sanremo” e molto più “Mondo Cane”.

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