di Antonio Zarrelli

A Caprarola il prossimo week end sarà di scena la 5^ edizione dell’Eco Sound Fest,  di cui vi abbiamo già parlato qui. Le tre serate del 28/29/30 Luglio vedranno esibirsi tanti artisti. Abbiamo deciso di farvi conoscere meglio L’indièfinito.  Simone Bravi, ideatore di questo curioso progetto e  batterista dei KuTso ha risposto alle nostre domande.

T. Ciao Simone. A fine mese L’indièfinito farà il suo debutto sul palco in occasione dell’Eco Sound Fest. Nelle intenzioni di questo tuo progetto c’è l’idea di base di coinvolgere, in una sorta di rotazione, vari importanti musicisti della scena italiana. Un progetto in movimento. Qual è, se c’è, l’obiettivo finale che speri raggiungere?

S. Ciao! Intanto sono contento di essere riuscito a concretizzare questo progetto che girava nella mia testa già da un anno a questa parte, ed averlo fatto con i musicisti che mi ero prefissato di coinvolgere per dare il via a questa sorta di orchestra indie in cui tutto è diverso dell’originale. Il mio intento futuro è di coinvolgere sempre più musicisti nel progetto e magari un giorno registrare un disco di brani inediti, uno per ogni formazione creatasi nel tempo. Ma ci vorrà ancora un bel po’ di tempo. Quindi, intanto concentriamoci sull’esordio, poi si vedrà.

 

Partirai a Caprarola con Luca Amendola, bassista di Alex Britti, Cyborg 0, chitarrista dei Cyborgs, Dario Canal, frontman degli Etruschi From Lakota e Valerio Roscioni, cantante e tastierista dei Joe Victor. Come hanno accolto la tua idea e che sinergia c’è tra di voi?

Hanno accolto con entusiasmo l’idea di salire sul palco tutti insieme, e questo entusiasmo si è manifestato da subito anche in sala prove. Strumenti alla mano ci siamo trovati benissimo e tutti ci siamo sentiti coinvolti e stimolati a proporre brani e idee. Non vediamo l’ora di portare questa energia sul palco.

eco

Hai già in mente la prossima formazione?

Sì, ho già in mente qualche nome papabile, ma è ancora tutto in fase di lavorazione.

 

La band di cui sei batterista, i KuTso, sta lavorando molto in questo periodo. Siete nel mezzo del Warm Up Tour. Come riesci a portare avanti entrambi i progetti? 

Con i KuTso stiamo lavorando su più fronti, sia al Warm Up Tour sia al disco nuovo, su cui stiamo concentrando molte energie. Personalmente, porto avanti più progetti, l’Indièfinito è l’ultimo di una serie di idee che sono riuscito a sviluppare nel tempo, insieme all’insegnamento ai bambini e ad altre formazioni parallele. In poche parole, dormo poco, ma è la vita che ho sempre sognato.

 

L’Indièfinito è la dimostrazione che tu ti guardi molto intorno. Abbiamo una scena italiana in cui la parola “indie” ormai assume mille significati e sono all’ordine del giorno discussioni su hype, effettivo valore degli artisti, social media, etichette indipendenti, artisti che preferiscono nascondere la propria identità e altri che fanno finta di essere tali. Al netto di tutto questo, qual è secondo te lo stato di salute della musica italiana?

Molto confuso, non si capisce quale direzione si stia cercando di intraprendere. Molti artisti della scena indie nascondono dietro questa etichetta un voler essere sempre più mainstream, oppure molto spesso si concentrano le attenzioni su artisti che musicalmente hanno poco da dire ma fanno molti like sui social. Il nome che ho dato al progetto infatti vuol essere una provocazione, ma in un mondo alternativo sempre più mainstream non è detto che non si possano ancora mescolare le carte. D’altronde il rock è morto da decenni ma i Rolling Stones sono ancora sul palco, vediamo se anche l’indie potrà sorprenderci.

 

Hai sempre molti progetti in cantiere, sei ideatore del Tuscia Drums Festival. Come l’Eco Sound Fest, si può dire che, oltre alla musica in sé, sei molto attento ai tuoi luoghi di origine. Quanto è importante il tuo territorio nella tua fase di crescita artistica?

È molto importante, perché con i suoi paesaggi e i suoi spazi può essere terreno fertile da coltivare con la cultura. Ci sono tanti ragazzi che ci credono, e ne stiamo vedendo i frutti pian piano. Spero che sempre più giovani si sentano parte di un progetto musicalmente e artisticamente fertile, e che abbiano voglia di far crescere sempre più il nostro territorio che merita una grande attenzione.

 

Dicci il nome del batterista che per te può essere un punto di riferimento e quello di uno di cui sentiremo parlare.

Ce ne sono tanti, ma credo che ti risponderò con il nome di Dave Grohl. È un grande punto di riferimento per me, poiché è sia un grande batterista che un grande artista in generale. Capace di rinascere dalle ceneri dei Nirvana con i Foo Fighters ha saputo portare avanti molti progetti interessanti. Penso ai Them Crookeed Vultures, ai Queens of the Stone Age e a una lista infinita di altri progetti. È uno che guarda avanti, che crea sempre cose nuove, e io mi sento molto vicino al suo modo di vedere la musica. Spero che un giorno sentirete parlare dei miei allievi, sarebbe la conferma che ho svolto un buon lavoro e sono riuscito a trasmettere loro la mia passione per questo strumento.

Insomma, alla fine si può dire: Simone è come il suo progetto, sempre in movimento.

 

 

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