di Alessandra Virginia Rossi

Per capire cos’è una citazione musicale bisogna pensare a Jack Black. Nessuno è più gasato di lui quando nel bel mezzo di Tribute dei Tenacious D fa la sua comparsa improvvisa il riff di Stairway to Heaven. Bisogna quindi immaginare la sensazione che si prova quando un riff, la melodia di una strofa o una frase musicale (niente a che vedere con le parole!) di un pezzo enorme come quello dei Led Zeppelin fa irruzione in un altro brano, se possibile, altrettanto potente. Una citazione musicale, quindi, è come un bell’incontro che non ti aspetti. È una sorpresa graditissima che ti deforma la faccia in quelle stesse, intensissime espressioni di godimento alla Dewey Finn.

“H3+” è la formula chimica della molecola alla base dell’Universo, ma è anche il titolo dell’ultimo album di Paolo Benvegnù. Seguendo il flusso di questo viaggio spaziale si notano delizie come quella contenuta in No Drinks No Food. Appena dopo il primo ritornello, il brano scivola in un crescendo d’archi che è una dichiarazione d’amore ai Beatles e, in particolare, a The Long and Winding Road ultimo capolavoro ufficiale prima che il loro sogno si dissolvesse.

Riconoscere una citazione musicale però è anche un piacere molto particolare. La verità è che ci fa sentire grandi esperti di musica. Si può andare a caccia di citazioni addirittura nelle live session registrate e pubblicate come edizioni speciali. Chicche per veri geek. Un esempio è l’attacco di Death Letter in una registrazione radiofonica targata BBC dei White Stripes. La Res-O-Glas di Jack White rende omaggio al potentissimo riff di In My Time of Dying dei Led Zeppelin. In quella breve citazione si concentra tutta la storia del giovane Jack di Detroit cresciuto letteralmente a Dylan e Zeppelin.

Attraverso le citazioni musicali le canzoni parlano tra loro. Si creano ponti, i significati si ampliano e si racconta una storia in più sulla loro genesi o sui rapporti tra i loro autori. Tra il 1974 e il 1976, David Bowie è in America ad esplorare le possibilità musicali del funk, del soul e dell’abuso di droghe ma trova anche l’ispirazione per incidere l’album “Young Americans”. Si avvale, inoltre, nientemeno che della collaborazione di John Lennon. Proprio la title track del disco omaggia A Day in the Life. “I heard the news today, oh boy”. Nel brano scritto da Lennon-McCartney, l’orchestra d’eccezione radunata negli studi di Abbey Road crea un vorticoso crescendo d’archi che entra in risonanza con la spirale chimica da incubo in cui precipita Bowie a Los Angeles. Cambierà tutto, o quasi, poco tempo dopo a Berlino, dove inizierà una nuova, produttiva storia di influenze e sconvolgimenti. Quella citazione però testimonia il sodalizio fra due icone del rock che lottavano contro la stessa chimera chiamata Fame.

C’è chi sostiene che troppe melodie di Bob Dylan e John Lennon si somiglino. Per questo Fourth Time Around dal leggendario “Blonde on Blonde” alluderebbe ad un’ennesima (la quarta) somiglianza sospetta. Più che di una citazione si tratta qui di un incontro-scontro fra titani. Nel 1968 Lennon dichiara a Rolling Stone di essere stato ossessionato da quel brano che Dylan gli avrebbe fatto ascoltare anni prima a Londra, credeva che Bob gli giocasse un brutto scherzo. L’idea di una parodia è debole quanto quella di un attacco mirato. Non si può certo pretendere che sia limpido sull’argomento, sappiamo bene quanto Dylan conosca l’irresistibile fascino del mistero. Fourth Time Around e Norwegian Wood saranno però sempre legate da innegabili e reciproche suggestioni.

Influenze, omaggi, gelosie. Ha importanza? Che da un Adagio di Telemann nasca un classico di De André come La canzone dell’amor perduto, che il più romantico Elvis Presley sia ospite di un inedito degli Who del 2004 (Real good looking boy) o che un brano del compositore Yiruma dalla lontana Corea arrivi ad accompagnare il Grecale del bravissimo Murubutu, questo è solo un altro, l’ennesimo pretesto per dimostrare quanto più ci sta a cuore: la musica è una cosa viva.

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