di Claudia Casali

Se dovessi contare tutte le volte che sono caduta da bambina non basterebbe un’intera giornata. Anche perché ho continuato a farlo. Si continua a cadere sempre, anche se in maniera diversa. Cadute più dure, non solo fisiche, più spesso emotive. Cadere per poi rialzarsi con qualche ferita, ma certamente più forte. Cadere dalle certezze e ritrovarsi all’interno di un caos. Un caos emotivo che non mi abbandonerà mai. Un disordine di idee, sentimenti, sensazioni, affetti. Cadere e ritrovarsi faccia a faccia con uno specchio affrontando se stessi.

Nel caos di stanze stupefacenti” è un po’ tutto questo. Le stanze stupefacenti sono caotiche, sono i nostri luoghi interiori descritti da Levante con estrema naturalezza e con un’unica certezza: alla base di tutto, il caos.
Caos è il primo brano contenuto nel disco. È una dolce ninna nanna che accompagna l’ascoltatore a una nuova Levante. È il cordone ombelicale che Claudia taglia per passare dalla tranquillità e dal sogno di “Abbi cura di te” alla rabbia del suo ultimo disco.
1996 La stagione del rumore apre al cambiamento. Batteria, organo, cori e armonie raccontano una storia d’amore ormai finita. Con un sound che vuole richiamare i Sottotono con La mia coccinella e un titolo che ricorda La stagione dell’amore di Battiato, il brano dona al disco una vena meno cantautorale e un po’ più rappata.

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Nuove sonorità e una nuova produzione artistica affidata a Antonio Filippelli portano grandi cambiamenti all’interno dell’album. Un disco esplosivo che, con la rabbia di Io ti maledico, la grinta di Di tua bontà e l’energia dell’indie rock di Le mie mille me, è stato pensato da subito per live travolgenti.
“Nel caos di stanze stupefacenti” riporta anche a sonorità più delicate. Parole e suoni che che arrivano dritti allo stomaco, ascolto dopo ascolto. Come Io ero io e Sentivo le ali, ballate malinconiche e suggestive che attenuano il rumore, filo conduttore dell’intero album. Diamante è un piccolo gioiello. È  un pezzo che rincuora, tranquillizza, rassicura. Irrompe nel rumore lasciando spazio alla speranza. La bellezza di Levante è che riesce a cantare con grande personalità pezzi estremamente pop. Come Pezzo di me, papabile tormentone estivo che ricorda la vecchia Alfonso. Con la partecipazione di Max Gazzè, il brano è un allegro racconto di come viene affrontata la fine di una storia d’amore. Storie d’amore mai facili da gestire. Soprattutto quando dietro c’è la violenza.

È Gesù Cristo sono io che affronta proprio il tema della violenza sulle donne, aggrappandosi a immagini bibliche e con uno stile che ricorda Daniele Celona.

L’amore al centro del rumore e del caos. L’amore che vince su tutto e su tutti. Santa Rosalia è un brano forte e delicato. L’omosessualità raccontata a un bambino a mo’ di filastrocca. Forse la canzone più rappresentativa dell’album, forse una delle più belle dediche che Claudia potesse fare alla sua amica.

E se l’attualità è al centro dei brani di Levante, Non me ne frega niente è forse quello che meglio racconta la società moderna. Brano in cui pop e cantautorato si mescolano, il primo singolo estratto da “Nel caos di stanze stupefacenti”, è entrato subito nelle teste degli italiani riscuotendo grande successo.

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Scritto dopo l’attentato al Bataclan di Parigi e dopo una rivolta digitale nata sulle pagine social dell’artista, Levante con questo brano critica l’utilizzo improprio dei social, soprattutto in episodi in cui il silenzio sarebbe l’unica forma di rispetto nei confronti delle vittime. A perdere la vita nell’attentato di Parigi anche una giovane italiana, Valeria Solesin, coetanea di Levante. La morte di Valeria ha scosso tutti. Tante le manifestazioni di affetto nei confronti della sua famiglia. In particolare vorrei parlare di una: l’ospedale dedicato alla giovane dallo studio TAMassociati in collaborazione con Emergency.

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L’associazione umanitaria, che opera in Afghanistan dagli anni ’90, ha voluto che l’Ospedale “Valeria Solesin” fosse il nuovo centro di maternità di Anabah.
Un edificio sostenibile, costruito con l’utilizzo esclusivo di materiali locali e avente un impianto di cogenerazione.
La struttura si immerge all’interno del tipico paesaggio lunare delle valli afghane in modo delicato e solidale. Caratterizzato da sequenze irregolari di finestre e da un attento e puntuale uso del colore nei prospetti, l’edificio si pone come una vera e propria icona all’interno della città di Anabah. Questa semplice struttura, che è stata ottenuta con il minimo delle risorse possibili, fa da portavoce alla realizzazione di quelle che sono definite “città dolcissime”, centri che nascono con l’intento di combattere l’isolamento e la violenza.
Oggi il centro è il punto di riferimento per molte mamme e bambini che ricevono cure gratuite. È un omaggio che Emergency ha voluto dedicare a Valeria per ricordare il suo operato e per non dimenticarla mai.

 “Sogno la pace nel mondo
Ma a casa sono brava a far la guerra
La storia è sempre quella
Noi siamo tutti uguali
Ma il colore della pelle conta”

LevanteNon me ne frega niente

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