di Gabriele Naddeo,
foto e video di Fabio Caso

I bidet tricolore, in bella mostra sul marchio dell’European Tour, rivelano immediatamente la profonda empatia degli Elii verso tutti i connazionali lontani da casa. Lo sanno bene d’altronde, gli Elio e le Storie Tese, che l’Italia è una repubblica fondata sulla pizza in compagnia e la pizza da solo e, giustamente, hanno sentito il bisogno di ricongiungersi in modo adeguato con i fan italiani che vivono all’estero. Quello che però un Elio in canottiera, parruccone riccio ed immancabile bandiera italiana forse non immaginava, è che all’O2 Shepherd Bush Empire di Londra la realtà supera di gran lunga l’ironia della band. Un trio travestito da Mario, Luigi e funghetto mi rivela la voglia di voler invadere il palco durante il concerto, un tale coraggioso ritira il bigliettino del guardaroba per aver lasciato in custodia un prezioso barattolo di friarielli, così come una ragazza, prima di entrare in sala, è costretta a buttare a malincuore una porzione di spaghetti che portava in un tupperware nella borsa. Guardando con un sorriso misto a nostalgia il barattolo di friarielli che viene portato via, vengo accolto in una delle sale concerti più belle di West London da un coro del pubblico che, all’apparenza, ha ancora a che fare con il cibo. In realtà, quel “forza Panino” gridato all’unisono ha un valore del tutto diverso: è un sentito omaggio al buon Paolo “Feiez” Panigada, storico sassofonista del gruppo scomparso nel ’98.

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Mentre Luigi mi racconta che è venuto da Leeds per assistere al concerto, è un altro italiano trapiantato in UK a scaldare il palco degli EELST: Davide Shorty, artista palermitano in squadra con Elio durante la 9^ edizione di X Factor. Bello vedere come lo zio Elio – come lo chiama lo stesso Shorty – mantenga ancora un bel rapporto coi ragazzi del suo team, ancora più bello veder comparire in scena Paola Folli, la canottiera di Elio e le camicie psichedeliche di Faso, Cesareo, Meyer, Jantoman e Carmelo (Vittorio Cosma). “Scusate se non usciamo mai dall’Italia: è perché siamo timidi”- esordisce Elio . “Come avrete notato Rocco Tanica non c’è: è che ha una zia con cui ha preso degli impegni…”. Poi al grido di “diamo un po’ di rock’n’roll agli italiani” il gruppo accoglie ufficialmente il pubblico di Londra con Lo stato A, Lo stato B.

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L’effetto singalong è immediato: è uno spasso vedere l’O2 Empire zeppo di italiani che cantano Mio cuggino o la sigla del cartone animato di Heidi, ma è con l’apparizione dell’architetto Mangoni, in un maestoso costume da peperone, che la folla si scatena sul serio. Come scopriremo da lì a breve, quello da peperone è solo il primo di una lunga serie di travestimenti che farebbero invidia al guardaroba di Miley Cyrus e che rendono il Nostro un elemento di fondamentale importanza per le performance degli Elii. “Il ruoock’ n’ roll per essere tale deve mietere una vittima al giorno- – ci spiega il frontman dopo, appunto, l’acclamata Il rock and Roll.  “L’architetto Mangoni si offre ogni sera come sacrificio spontaneo del ruooock’n ‘ roll, dato che la vittima deve pesare circa 85-87 kg. Tipo Allevi il ruoock’n’ roll lo sputa. Anche Adinolfi lo sputa, ma non perché è troppo leggero: perché gli fa senso proprio”.

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Al di là delle tarantelle di Elio e i continui scherzi della band, del Mangoni uomo-pipistrello, passante-col-cane, divinità-greco-romana e chi più ne ha più ne metta, ciò che emerge davvero è la grandissima cura con cui è stato preparato il concerto. Gli arrangiamenti rivelano un certo amore per il dettaglio, il sound è pazzesco, ma soprattutto l’evidente affinità tra tutti gli elementi del gruppo è il vero punto di forza di chi, dopo oltre 30 anni di concerti, non ha affatto perso quella stessa passione e quello stesso entusiasmo degli inizi.

Esiste, allora, un modo migliore per chiudere il live se non sulle note di Supergiovane, con il pubblico in delirio per l’ennesima, spettacolare incursione del supereroe Mangoni? Sembrerebbe di no, ma gli Elii ci sorprendono ancora una volta. Come le vere star del ruoock, onorano l’antico rituale di andar via e ritornare sul palco, acclamati dai fan desiderosi di un gran finale a suon di classiconi. Ci pensano Parco Sempione e Tapparella ad accontentarli ed è proprio il duetto in chiusura a rivelare ancora una volta la complicità di Elio e compagni con il pubblico di affezionati. A dir la verità, la chiusura vera e propria non è affidata a nessuno dei due evergreen: è ancora una volta il “forza Panino” ad avere la meglio, urlato forte come un coro da stadio nella sala concerti londinese. Le camicie psichedeliche e la canottiera ringraziano con un inchino per l’ultimo saluto prima di andar via sul serio: parte Nessun Dorma e il pubblico si spella le mani sull’acuto di “all’alba vincerò”. “Sembra di essere in Italia” aveva giustamente ammesso Elio a inizio concerto e gli ultimi pensieri prima di abbandonare la sala ritornano inevitabilmente a questa frase e a quel barattolo di friarielli ancora custodito nel guardaroba dell’Empire. Manca tanto lo Stivale all’italiano che vive all’estero e ritrovarlo nelle piccole cose è una gioia dal valore inspiegabile. Come quando la tua famiglia ti spedisce a sorpresa il pacco con i prodotti tipici della tua città o come quando un gruppo, tipo gli Elio e le Storie Tese, viene a fare casino proprio a qualche fermata di metro dalla tua stanzetta londinese. Se poi si presentano addirittura con uno stemma di bidet tricolori è veramente il massimo. Dopotutto è un cliché a cui noi italiani ci siamo affezionati, ché se proprio dobbiamo stare col culo per terra, almeno sappiamo bene come pulirlo.

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