Dopo aver conquistato il pubblico romano (e non) con una miscela esplosiva di rock, psych-blues e cantautorato, il quartetto capitolino ci tiene a farvi sapere che nonostante quel “noi siamo Le Mura. E non possiamo farci niente” in bella vista sulla pagina Facebook del gruppo, i ragazzi fanno sul serio. La conferma arriva con “Sat Nam”, esordio in LP per Maciste Dischi, un concentrato di boogiemix boostamix che promette di farvi sfogare, ballare ed ubriacare a dovere. Non a caso, “Sat Nam” è un disco a cui i limiti stanno particolarmente stretti: c’è una tetta che vi osserva in copertina dell’album, chitarre che suonano come synth e neologismi arditi che vi conquisteranno. Perché anche le parole, in fondo, possono essere una gabbia, ma un boogiemix boostamix incarnano lo spirito di “Sat Nam” come nessun altro termine riuscirebbe a fare.

Cominciamo dalla fine. L’ultimo brano,  Bestemmierò, è senza dubbio l’inno dell’album, nettamente più vicino all’anima cantautorale che a quella rock e psichedelica. Come si sta evolvendo il sound de Le Mura?

Ciao a tutti.
La band è un territorio in cui convivono dicerie,intrighi,rivendicazioni,scontri,alleanze, colpi di stato,discussioni esistenziali e tutto quello che avviene già nella società. Quindi è  molto difficile sapere da adesso che direzione prenderemo. Noi abbiamo una forte componente tragicomica che ci tiene insieme. Ci prendiamo continuamente per il culo,aiuta a bilanciare la nostra megalomania. Le Mura sono stati fino ad oggi una band democratica che ha vissuto momenti di anarchia totale. Al momento siamo in piena dittatura. L’idea è quella di rendere la band un gruppo di idee più che di musicisti con il proprio strumento.

Mi piace particolarmente quel “boogiemix e boostramigs” che cantate in Tapis Roulant… forse è la migliore autodescrizione del vostro genere. Com’è nato e voi cosa intendete precisamente?

Qualche volta diventa necessario inventare parole nuove. Il boogie mix è voglia di ballare un mix di boogie (un ballo che non si sa ballare). Boostra è come dire più di ultra,i migs sono missili da intendere come volete. Sono contento lo trovi interessante, creava dubbi a qualcuno. Io e Bruno eravamo contenti.

Già che ci siamo ci raccontate qualche anticipazione sul videoclip della canzone?

I ragazzi della Bedo hanno fatto un grande lavoro. Il video rende benissimo il concetto del brano. Un uomo si affanna nella sua piccola esistenza ma ha l’impressione di non muoversi veramente. Un po’ quello che succede all’Occidente che vive il suo spasmo tecnologico mentre ha ancora problemi “medioevali”. Le dinamiche sono sempre quelle. Noi abbiamo provato a rendere il concetto anche divertente e piacevole ad un ascolto più superficiale.

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Considerando l’ultimo Sanremo “Che cazzo mi frega”  ha un tempismo incredibile. “Sat Nam” sembra quasi la controparte del “Namasté Alè”…

Le idee volano nell’aria come farfalle,bisogna saperle acchiappare e quindi magari io l’ho acchiappata a Roma nel garage incasinato di una band rock e lui lo avrà fatto dove lo ha fatto lui. L’artista è più un mediatore,in questo momento stanno ronzando desideri collettivi, fantasie collettive, paure collettive. Siamo tutti connessi tra di noi.

“Se fossi il mare la mareresti” è forse il verso più cazzone, suggestivo ed adorabile del disco. Da dove è venuto fuori?

Stavo scrivendo “se fossi un popolo la voteresti,se fossi una droga la drogheresti,se fossi il mare…” non è che potevi dire la affogheresti. Bisognava trovare qualcosa di aperto,il mare è di per sé grande ed evocativo quindi la “mareresti”, la faresti mare. Avevo letto un piccolo libro di Nietzsche che mi aveva fatto venire voglia di infrangere i limiti della parola. Le parole sono metafore, noi parliamo e pensiamo per metafore. La parola confina in sé solo parte del significato, il resto lo diamo noi. Mi sembrava una riflessione importante per chi vuole fare della parole il suo mestiere. Sono esperimenti.

In “Sat Nam” ci sono featuring con Roberto Dell’Era e Lino Gitto. Avendo la possibilità di scegliere, con quale artista o gruppo italiano vi piacerebbe condividere il palco?

Non lo so. Non ho mai capito perché c’è sempre questa domanda alla fine delle interviste. Probabilmente io sceglierei Bugo ma ce ne sono tanti. Il mio desiderio in effetti era Giuda e Teatro degli Orrori ed è già accaduto. Wow! Ho realizzato in questo momento. Non possiamo più dire “mai una gioia” con la stessa convinzione.

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