di Gabriele Naddeo

Questa listona del 2016 è anche un po’ una presa di posizione. Mi spiego: da Gennaio fino a pochi giorni fa ci sono piovuti addosso dozzine di album potenzialmente molto interessanti, il che è una meraviglia per un appassionato di musica. Quest’anno, però, ho provato ad ascoltare molti meno dischi del solito, ma ad affezionarmi di più; a rinunciare a un paio di ‘uscite dell’anno’ per potermi dedicare ad altre con più entusiasmo, passione e curiosità. Il risultato è che in questa lista non ci troverete Chance The Rapper, Afterhours, Kano, Iggy Pop e molti altri artisti o band che hanno fatto la loro parte per rendere il 2016 un anno memorabile, ma che, pur ascoltandoli superficialmente, non ho avuto modo di approfondire come volevo. È una selezione onesta e individuale, discutibile e incompleta, esattamente come la maggior parte delle listone che inondano il web a partire da Dicembre. In sostanza: godetevi questi 28 disconi – italiani e non – del 2016 e non prendetevela a male se non avete ancora ascoltato l’ultimo Childish Gambino. Pare che sia una bomba, ma ci sarà il tempo per recuperarlo, dai.

P.s. Ad ogni album ho associato un colore, prendendo spunto dalla mirabolante e rigorosissima lista dei colori di Wikipedia. Gli album sono in ordine casuale.

 

La listona onesta del 2016

 

Beyoncé – “Lemonade”

Incazzatissima e innamoratissima, Queen Bey ha cacciato il meglio di sé (e dei suoi numerosi collaboratori) e ha dato alla luce un album di una bellezza disarmante. ‘Se la vita ti offre limoni, tu fai una limonata’. (Giallo limone)

Motta – “La fine dei vent’anni”

Il talento dell’ex-Criminal Jokers e l’esperienza del produttore, Riccardo Sinigallia, ci hanno regalato un primo album targato Motta che ha conquistato tutti, Premio Tenco compreso. La più bella canzone d’amore italiana dell’anno è dedicata ad un transessuale e l’ha scritta lui. (Carminio)

Frank Ocean – “Blonde”

L’album più sincero e spiazzante dell’anno, che mi piacerebbe riassumere in una frase di Futura Free: Play these songs, it’s therapy momma, they paying me momma. I should be paying them.” Poi si chiama “Blonde” e si scrive “Blond” ed è già un capolavoro così. (Verde)

Pop X – “Lesbianitj”

Che vi piaccia o no, in Italia abbiamo una sola popstar: Pop X. Ci fa cantare quello che vuole, come vuole. Nessun freno o tabù, solo melodie pop potentissime inzuppate di 8 bit. (Viola)

Kanye West – “The Life Of Pablo”

La descrizione perfetta del tempo in cui stiamo vivendo. Un album liquido, mai portato a termine, micidiale, provocatorio, visionario. Non c’è nessuna differenza tra l’artista e l’opera, l’artista è l’opera, TLOP è Kanye West. (Arancione)

Yombe – “Yombe EP”

‘Next Big Thing’ è quel termine abusatissimo usato per descrivere i grandi artisti del domani. Per fortuna non devo usarlo per in questo caso: gli Yombe sono già grandissimi oggi. Un sound freschissimo dal respiro internazionale e che, per fortuna, viene dall’Italia. (Ciano)

Jolly Mare – “Mechanics”

Il ritmo qualunque che diventa groove. Le meccaniche del cuore di Jolly Mare che fanno innamorare gli appassionati d’oltreoceano. (Ardesia)

Angel Olsen – “My Woman”

Tra un garage e una galassia, tra il club underground e le atmosfere da sogno. Quante hit in un solo album da sussurrare tutte a squarciagola, in bilico tra il rock e il dream pop. (Cardo)

Soviet Soviet – “Endless”

Dopo “Fate” era difficile mantenere altissimo il livello. E invece no: “Endless” è un altro capolavoro del post-punk italiano. Pezzi come “Star” e “Endless Beauty” aprono anche una finestra a sonorità più pop. Io sogno uno split tra Soviet Soviet e Matilde Davoli. (Porpora)

Alì – “Facciamo niente insieme”

Semplicemente: se Bianco è il nuovo Niccolò Fabi, Alì è il nuovo Luca Carboni. (Azzurro)

Bon Iver – “22, A Million”

Prendete una canzone dei Bon Iver, tagliatela a pezzetti e mescolate il tutto con l’elettronica, linee di sax, Kanye West, la genialità di Justin Vernon e una manciata di titoli alla cazzo di cane. Meraviglioso no? (Antracite)

I Cani – “Aurora” 

L’album più ragionato di Contessa: meno pancia, più cervello, tanto, tanto, tantissimo groove. (Marrone chiaro)


Alfio Antico – “Antico”

Tutto il ritmo di cui avevate bisogno. La Sicilia, le percussioni ossessive e la psichedelia. Un ritorno alla Madre Terra in un vortice di movimento. (Verde olivastro)

David Bowie – “Blackstar”

Il disco-testamento di un artista immortale, capace di influenzare e condizionare il presente pur senza la presenza fisica del suo stesso autore. Un stella che esplode, un buco nero, una nuova stella ancora più luminosa. (Nero)

Ex-Otago – “Marassi”

Più elettronici e meno acustici del solito, gli Ex-Otago restano una delle band italiane con il sound più fresco in assoluto. Così fresco che ti viene voglia di mettere gli occhiali da sole, alzare la radio a tutto volume e incazzarti un po’ con chi si lamenta dei giovani d’oggi. (Papaia)

Radiohead – “A Moon Shaped Pool”

I sognatori, come i Radiohead, per fortuna non imparano mai e continuano per la propria strada nonostante le immancabili critiche. Intimo e toccante, leggero e insostenibile. (Grigio 10%)

Thegiornalisti – “Completamente Sold Out”

Non mi ha colpito particolarmente, ma mi ci sono affezionato. Perchè “Completamente Sold Out” non è più bello di “Fuoricampo”, ma è uscita fuori tutta la personalità di Tommaso Paradiso e, finalmente, se ne sono accorti in tanti. Un disco che non piace a nessuno e che sta piacendo a tutti. La più bella è Sold Out, diciamoci la verità. (Denim)

Giungla – “Camo EP”

Quattro canzoni bastano a capire che Giungla fa sul serio. Quattro canzoni cariche di elettricità che non vedono l’ora di trasformarsi in una delle migliori uscite degli anni a venire. Intanto fatevi esplodere questo Ep nelle cuffie e poi ne riparliamo con calma. (Grigio-rosso chiaro)

Skepta – “Konnichiwa”

Lunga vita al grime britannico e al suo re indiscusso: portatevi a casa un pezzetto di East London e fate tremate le vetrate dei vicini a suon di swag. (Marrone-rosso)

Cosmo – “L’ultima festa”

La naturale evoluzione dell’ultimo Battisti sommata all’indole del Club To Club. Una bomba pazzesca: continuate a ballare finché avrete il fiato. (Blu notte)

Blood Orange – “Freetown Sound”

Blood Orange dà lezioni di R&B con una classe invidiabile. È tutto al posto giusto, non ci sono sbavature, anche il vuoto ha una certa poeticità. Augustine a loop. (Ocra)

Novamerica – “Novamerica”

Fan degli MGMT e del pianoforte fatevi un favore e non perdetevi questa chicca. Novamerica ci ricorda che Music is the answer, tutto il resto è fuffa. (Rosso corsa)

Wrongonyou – “The Mountain Man”

Wrongonyou è lo spirito della montagna che prende vita attraverso una chitarra acustica. È fare pace con la natura che ci circonda grazie a un folk di irresistibile bellezza. (Marrone)

Solange – “A Seat at the Table”

Buon sangue non mente e in casa Knowles il talento si spreca. Solange ci ha regalato un capolavoro di R&B e basta ascoltare Don’t touch my hair per capirlo alla svelta, con tanto di ciliegina sulla torta: la produzione e il featuring di Sampha. (Magenta)

Niccolò Fabi – “Una somma di piccole cose”

Niccolò Fabi ha ancora tanto, tantissimo da dire. “Una somma di piccole cose” suona come il suo manifesto, quella delicatezza a cui ci ha abituato anno dopo anno e a cui, per fortuna, non ci si riesce ad abituarsi mai. (Bianco)

Sunflower Bean – “Human Ceremony”

La più bella melanconica promessa dell’anno. Un indie rock nostalgico che non sa di vecchio. Un album cupo che non intristisce, ma che si fa ascoltare tutto d’un fiato. (Bordeaux)

Tre Allegri Ragazzi Morti – “Inumani”

Ogni nuovo album dei TARM è una sorpresa, un viaggio verso un nuovo continente. Quest’anno hanno toccato le coste del Sudamerica, fino a tornare in centro a Milano. Il souvenir più bello del viaggio è Ruggero. (Verde foresta)

Joan Thiele – “Joan Thiele”

Se metà del pop italiano suonasse come un disco di Joan Thiele anche all’estero passerebbero le nostre canzoni. Diretto, elegante, radiofonico e non banale. (Zaffiro)

 

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