di M.C.

Una settimana fa sono andato al concerto dei Thegiornalisti.  Il giorno dopo, quando mi ha chiamato mio padre, mi ha confessato di averli sentiti in radio. Il che mi ha fatto pensare, e non poco, al futuro.

Statisticamente, un giorno avrò un lavoro. Potrà capitarmi di guidare una macchina per andarci e, stando al volante potrà anche capitarmi di accendere la radio. Mi sono chiesto se qualcosa di quello che ho ascoltato fino ad ora, o sto ascoltando in questo periodo, passerà in radio in un futuro anche abbastanza remoto. In una domanda: cosa resterà della musica che adesso fa da sfondo alle mie giornate? Mi ricapiterà, un giorno, distrattamente, di canticchiare Motta, Cosmo o I Cani mentre sto andando in ufficio?

Trent’anni fa, mio padre aveva esattamente la mia età. In tutto questo tempo, il modo di fruire della musica è cambiato radicalmente. Mi immagino i ventenni che nel 1986 si mettevano vicino alla radio per registrare su cassetta le canzoni che volevano riascoltare. Mi immagino i 33 giri e le radio indipendenti. Noi abbiamo Spotify, abbiamo iTunes, la musica pirata, le cuffiette e gli iPod. Abbiamo la possibilità di accedere a un catalogo musicale infinito ed eterogeneo, dove vogliamo, quando vogliamo. Questo per dire che la probabilità che io, tra trent’anni, possa sentire alla radio una canzone di ora, è più bassa della probabilità che mio padre ascolti oggi una canzone dei suoi 24 anni.

La verità è che le emozioni e le sensazioni non sono poi così diverse. Magari a me vengono i brividi mentre parte Frank Ocean, a papà venivano quando ha scoperto per la prima volta i Pink Floyd, a mamma quando cantava De Gregori. La tecnologia ha stravolto il modo, non la sostanza. Le differenze tra la nostra generazione e quella dei nostri genitori non sono così profonde, almeno in questo campo.

Fatto sta che ho scaricato “Marassi”, degli Ex-Otago, e quando è partita I Giovani Di Oggi, tutto questo ragionamento ha ripreso a circolarmi in testa. “Marassi” è forse il mio album pop del 2016: radiofonico, fruibile, potrebbe piacere tanto al mio migliore amico quanto a mio cugino quasi quarantenne. Dentro ci si può trovare di tutto, da Jovanotti a Cesare Cremonini, dai Tre Allegri Ragazzi Morti a Luca Carboni. Le etichette con cui è uscito sono due: “Inri Records” e “Garricha Dischi”, il produttore è Matteo Cantaluppi, uno che ha una certa esperienza nel campo delle svolte pop.

Mare è un pezzo completamente e spudoratamente pop, da cantare in macchina con i finestrini abbassati. Quando sono con te è una “canzone d’amore” semplice e disarmante. “Marassi” è un disco leggero, fresco, che potrebbe e dovrebbe arrivare a chiunque. Per me, è un esempio di come il pop dovrebbe essere, nella sua accezione più astratta. La domanda che mi sono posto è stata: può il 2016 essere stato l’anno in cui la nuova generazione di musicisti italiani è arrivata ai nostri genitori? Gli Ex-Otago, Calcutta, I Cani, Motta, i Thegiornalisti, Cosmo, sono tutti entrati in classifica, passano in TV e in radio, vanno ad “Edicola Fiore” e a “Quelli Che il Calcio”. Sono usciti tutti per etichette indipendenti: “Bomba Dischi”, “42 Records”, “Foolica”. È possibile che sia questo il tanto atteso momento in cui il fantomatico indie esce dalla sua definizione di genere di nicchia e comincia a diffondersi per davvero?

Io spero davvero di sì. Voi?

Intanto, grazie Ex-Otago, ci vediamo in radio, tra una trentina d’anni.

 

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