di Alice Dini

Racconto liberamente ispirato da Vita Sociale dei Canova.

Ferma, seduta su questo muricciolo, guardo il cielo riflesso in una pozzanghera. Penso a quanto amore va sprecato di questi tempi, quanto amore buttato, dimenticato, finito, sparito nel tempo. Quanto amore vomitato nei cessi di locali di periferia. Come quella volta che mi feci venire la gastrite per vederlo, che ancora non so se era davvero dovuta ai sensi di colpa nei confronti di quello che era il mio ragazzo o se era colpa dei giorni passati senza mangiare. Un gin tonic a una festa per poi fuggire di nascosto a farmi offrire una birra da lui in un locale completamente vuoto.

Scelsi un tavolo nascosto per la paura di esser visti da qualcuno, ricordo i miei vestiti borghesi, le scarpe nere lucide da giorno di festa, la testa che girava un po’, gli occhi che volevano di più. Non ho mai guardato così spesso l’orologio come quella sera, dovevo tornare in tempo, non l’avrebbe saputo nessuno. Devo andare, è tardi. Indelebile nella mia mente il buio, il freddo, la strada di provincia, il muretto su cui ci sedemmo. L’abbraccio sfuggito in mezzo a mille parole sbagliate, il bacio mancato. E poi quei messaggi ambigui, i freni imposti.

Fisso il riflesso del cielo, dello stesso colore del mio umore, penso a tutte le sigarette fumate sotto i lampioni di città, da sola in mezzo alla nebbia; fumate così in fretta da non lasciare nemmeno l’odore impresso sul cappotto umido. Penso che come di quelle sigarette ricordo solo il dolore alla gola, ma non ho niente che provi la loro esistenza, allo stesso modo di molte persone che sono passate ho solo il ricordo dei turbamenti a loro dovuti, ho, ancora oggi, solo molto dolore che me li ricordi, talvolta rimorso, talvolta rimpianti.

Quanti sentimenti investiti, quante volte mi sono innamorata, quante volte ho cercato di distruggermi, quante nottate insonni, quante parole sprecate. Come quella volta che dubitai di tutto per lui, quell’estate che passai sentendomi diversa grazie ad un sorriso. Quella volta che decisi di andare a correre, io che odio correre, mi proposi di accompagnarlo, solo per poter passare qualche minuto vicina a lui. O quella volta che persi un amico per scaldarmi in una notte fredda. La notte non porta consiglio, porta suggestioni, illusioni, allucinazioni, la notte fa perdere la ragione e se perdi la ragione non hai il tempo di capire, non hai il tempo per far sì che il tuo cuore rallenti il battito prima di fare qualsiasi cosa.

Alcune storie d’amore muoiono sul nascere, svaniscono senza nemmeno che te ne accorgi a volte. Rimangono solo ricordi confusi, emozioni indelebili nel fondo del tuo cuore marcio che non ti fanno dormire la notte. Mi sporgo in avanti per vedere il mio riflesso confuso nell’acqua sporca, anche oggi sono spettinata, anche oggi i segni della notte insonne persistono sul mio volto.E se fosse andata diversamente? Se quella sera fossi rimasta alla festa, o se non mi fossi fatta offrire il pranzo dopo la corsetta sul lungarno, o se avessi avuto un maglione più pesante e meno birre sullo stomaco quella fredda sera a cavallo fra due anni, forse adesso non sarei qua a pensare. Forse adesso non sentirei questo freddo, forse adesso starei aspettando la prossima gastrite per provare nuovamente quelle emozioni.

Ho il vizio di arrivare in anticipo agli appuntamenti, devo smettere di farlo, aspettare mi porta a ricordare: alcuni ricordi dovrebbero rimanere nei locali vuoti al sabato sera, nel fumo di una sigaretta, nei bicchieri scivolati di mano. Ma ormai ne sono dipendente, sono in astinenza da amori bruciati da un po’ di tempo e posso solo aggrapparmi alle canzoni che me li ricordano, metto le cuffie per viverli ancora, per soffrire ancora l’indifferenza con cui sono riuscita a buttare sentimenti che sembravano così veri, così reali. Cerco l’accendino in tasca, accendo un’altra sigaretta e penso che in fondo non posso fare a meno di farmi del male: il dolore è l’essenza della vita, è l’unico motivo che ti spinge a sperare. Innamorarsi porta tanto dolore, tanta sofferenza, ma quanta felicità quando hai gli occhi pieni di illusioni e il cuore colmo d’amore. Quanta felicità, quanta felicità nel ricordo di ciò che hai perso.

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