di Claudia Casali

La Biennale di Venezia, Reporting from the front (Venezia,2016)

Aperta al pubblico da sabato 28 maggio a domenica 27 novembre, la 15° Mostra Internazionale di Architettura si è svolta, come di consueto, nell’incantevole città di Venezia. Istituita nel 1980 dalla Fondazione della Biennale di Venezia (una delle più importanti e prestigiose istituzioni culturali italiane nel mondo), diretta da Alejandro Aravena e presieduta da Paolo Baratta (economista ed ex-ministro italiano), la 15° mostra è stata interamente dedicata all’attualità e ai problemi che la società moderna è costretta ad affrontare quotidianamente. Come le precedenti edizioni anche questa, che prende vita nelle sedi dei Giardini e dell’Arsenale di Venezia, si fonda su tre pilastri principali che hanno reso la Biennale famosa in tutto il mondo: la mostra per padiglioni nazionali, ciascuna avente il proprio progetto con il relativo curatore, la mostra internazionale curata direttamente dal direttore della Biennale e gli eventi collaterali, approvati sempre dal curatore dell’esposizione.

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“Reporting from the front” è nata con l’intento di presentare un’architettura attuale, che sfrutta al massimo le proprie potenzialità e con l’intento di sollevare questioni che riguardino da vicino l’uomo e il suo rapporto con l’ambiente. I temi dunque trattati in questa biennale cercano di coinvolgere il più alto numero di visitatori, non restando infatti ancorati al semplice mondo dell’architettura: per questo, nell’ultima edizione della mostra internazionale di architettura si è sentita la necessità di rivolgersi a tutti i possibili responsabili delle decisioni e delle azioni che caratterizzano il nostro vivere e le nostre comunità. Proprio in questa biennale si esprime ancora di più il forte rapporto che intercorre tra politica e architettura, che è stata più volte definita come la più politica delle arti. L’architettura, vista come strumento della vita sociale e politica, che deve coniugare l’agire privato con le pubbliche conseguenze, è alla base di questa esposizione internazionale; migliorare la qualità di vita degli edifici è una sfida che deve essere affrontata a 360°, garantendo non solo gli standard di vita e il rispetto del bene comune e del singolo individuo, ma anche cercando di realizzare, dove fosse possibile, il desiderio umano, fino a favorire l’espansione delle frontiere della civilizzazione.

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Per comprendere appieno questa Biennale bisogna far riferimento all’immagine simbolo della mostra. Un’anziana signora in un deserto che scruta l’orizzonte su una scala di alluminio: così facendo, ha l’opportunità di osservare un orizzonte più ampio e mirare un suolo completamente desolato, caratterizzato da immense zone abitate con realizzazioni scadenti. Queste risultano essere motivo di desolazione per l’uomo e sembrano sottolineare la scomparsa dell’architettura; ma allo stesso tempo l’anziana signora riesce a intravedere anche segnali di speranza dettati da segni di capacità creativa. La donna è l’archeologa tedesca Maria Reiche e viene presa come riferimento per l’intera esposizione: ascoltare chi è stato capace di avere una prospettiva più ampia e chi è in grado di condividere conoscenze ed esperienze conquistando un proprio expanded eye.

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Segregazione, disuguaglianze, periferie, accesso ai servizi sanitari, disastri naturali, carenza di alloggi, migrazione, informalità, criminalità, traffico, spreco, rifiuti, inquinamento, qualità della vita sono solo alcuni dei temi affrontati da Aravena, temi con i quali l’architettura combatte quotidianamente. Nei diversi padiglioni realizzati per la mostra sono molte le opere che colpiscono lo spettatore: a partire dalla riproduzione artistica di una bomba che entra e distrugge una casa nei territori di guerra, a quella di un villaggio sorto in un luogo fortemente sismico (con la simulazione di un vero e proprio terremoto) fino a passare alla riproduzione di un centro abitato altamente inquinato, il tutto condito da installazioni, plastici, foto, video e riproduzioni di strutture che esplicitano i temi affrontati.

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Con i suoi 65 paesi partecipanti, la Biennale si offre come il più grande esempio di mostra internazionale di architettura trasformando la città di  Venezia in una delle capitali di architettura e di arte. Sono infatti moltissime le manifestazioni culturali che prendono luogo a Venezia, una fra tutte quella presentata da Indiemood che vede vari artisti esibirsi sulle note dei propri brani live dalle gondole dei canali di Venezia. Direttamente dal Canal Grande, An Harbor, cantautore piacentino all’anagrafe con il nome di Federico Pagani, esegue la sua Like a demon”, canzone contenuta nel suo album d’esordio uscito a settembre 2016.

 The sea taught me to be brave,
the stars taught you to be wild,
but you better believe that I’m not here,
I’m not here wasting love just like a demon

An Harbor_Like a demon

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