di Gabriele Naddeo

“Dove va a finire tutto l’amore di una storia d’amore?” canta Levante nella sua (amatissima) Memo. Ciò che io mi chiedo spesso, invece, è dove vanno a finire quei dischi meravigliosi di cui non si è ancora parlato abbastanza? Mi piace spesso immaginare l’ascolto di un nuovo album capace di appassionarmi come una gioia più unica che rara, quasi una scoperta di un nuovo continente o il ritrovamento di una capsula del tempo. Ci sono una marea di mondi preziosissimi là fuori che, per un motivo o per un altro, non passeranno mai tra gli algoritmi di Spotify, le scelte di un giudice di un qualsiasi talent show o una delle principali emittenti radiofoniche nazionali. Dove vanno a finire questi capolavori in miniatura? Dimenticati tra una libreria e un archivio digitale? Fintanto che ci sarà sempre qualcuno pronto a ‘salpare’ e a lasciarsi suggestionare anche dalle storie meno scontate, o semplicemente meno raccontate, questi dischi potrebbero riaffiorare in qualsiasi momento e, magari, passare di cuffia in cuffia, autoradio, telefono o  giradischi che sia, anche senza l’aiuto di un algoritmo o di un grande schermo.

Se siete in cerca di nuovi mondi da esplorare, qui avrete l’occasione di lasciarvi affascinare non solo da uno, ma da 7 album italiani che, a mio avviso, non hanno ancora ricevuto la visibilità che meritano. Gettate l’ancora, issate le vele e alzate il volume: in questa pagina troverete solo una manciata di suggestioni, ma se saranno quelle giuste per voi, in cambio potreste ricevere molto di più.

Gianluca De Rubertis – “L’universo elegante” (MArteLabel, 2015)

“Sotto la tua gonna, vento di Polonia, d’acqua di colonia, stretta Gibilterra”.
Mi è bastato questo primo verso di Sotto la tua gonna per perdere completamente la testa per quest’album. E pensare che il testo del brano non è nemmeno su internet.

Verlaine – “Rivoluzione a pochissimi passi dal centro” (70 Horses Records, 2010)

Sono una frana ad imparare i testi delle canzoni, lo ammetto. Dei Verlaine sapevo già quasi tutto a memoria dopo i primi ascolti. Prima di capire che in Ti ho già detto il mio nome citassero il corridore Paavo Nurmi ho dovuto però riascoltare il pezzo per giorni. Senza dubbio uno dei miei gruppi italiani preferiti. Arrivarono tra il terzetto finale del Premio Buscaglione del 2012, poi vinto da Lo Stato Sociale.

Leo Pari – Sirèna” (Gas Vintage Record, 2012)

Cara Maria è il cantautorato moderno che incontra una hit assoluta. Una frase come “la geometria è perfetta come la tua frangetta”  poteva venire in mente solo a un artista che ha chiamato i suoi primi due album “Resina” e “Sirena”. Poi nell’ultimo “Spazio”, ci ha incastrato un brano che è ancora un ulteriore anagramma: Arnesi.

Sig. Solo – “Sexsation” (Garrincha Dischi, 2015)

Il disco più raffinato pubblicato da Garrincha. Il più sensuale, il più curato, il più intrigante.

Renzo Zenobi – “Danze” (RCA, 1977)

Zenobi dovrebbe avere lo stesso seguito di De Gregori, De André o Piero Ciampi. Suo è l’arpeggio in Pezzi di vetro, seconda traccia di “Rimmel” di Francesco De Gregori. Sull’Amore se ne sono dette tantissime, lui ne ha detta una delle più belle: “che cos’è allora l’amore se non un mattino?”.

Gli Amanti – “Gli Amanti Ep” (Sonorika, 2012)

Quattro canzoni da ascoltare tutte d’un fiato. Non è mica l’album della vita che dovete ascoltare ad ogni costo, ma davvero avete solo bisogno di album della vita da ascoltare ad ogni costo? Malinconica e spensierata, Camper 42 potrebbe tranquillamente diventare un tormentone da falò, senza per questo suonare assolutamente scrausa.

di Oach – “di Oach” (Autoprodotto, 2015)

Quanti gruppi in Italia sanno mescolare con tanta delicatezza chitarra acustica, glockenspiel, coretti e cornamusa islandese?

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