di PHIL.

La nuova rubrica non poteva che prendere il via proprio dalla traccia che le dà il nome e che ci domandava, quasi 40 anni fa (sic!), se “gli amici sono elettrici?”.

Indubbiamente una pietra miliare della musica elettronica, una sorta di porta di passaggio di un prodotto pionieristico, per quanto le basi tecnologiche fossero già state ampiamente poste e gli anni ‘80 incombessero ormai in agguato, pronti a invadere il mondo con i loro synth e drum-machine.

Un pezzo dalle sonorità scure e paranoiche, dalle ambientazioni fumose e cibernetiche, richiamate ed esasperate anche dalle movenze innaturali, dall’abbigliamento alieno e dall’espressività “di gomma” del frontman.

Un pezzo che raggiunse la vetta della UK Chart del 1979 pur essendo praticamente privo di ritornello, alternando parti cantate ad altre quasi narrate e con un testo tutt’altro che banale che si apre a un ampio ventaglio di interpretazioni di cui quella più accreditata sembra voler riguardare la solitudine “pornografica”, nostalgica e disperata di un essere umano che si ritrova a vivere in un mondo futuristico circondato da automi e replicanti.

So now I’m alone
Now I can think for myself
About little deals
And issues
And things that I just don’t understand
A white lie that night
Or a sly touch at times
I don’t think it meant anything to you

 

Pare che Gary Numan, frontman, cantante e principale compositore della band avesse l’intenzione di registrare un album dalle sonorità punk (dalle quali, del resto, la sua formazione era stata influenzata) ma si imbatté in un minimoog lasciato nello studio e che diventò la principale fonte di ispirazione e la colonna portante di “Replicas”.

A distanza di molti anni credo si possa affermare che la risposta alla fatidica domanda posta dalla canzone sia indubbiamente un sicuro e tonante “Sì”.

Per ogni dubbio a riguardo il buon (vecchio) Gary canta ancora e qui possiamo apprezzarlo in questo toccante e sempre ombrosissimo live di pochissimi anni fa.

 

Siamo elettrici, diventiamo amici?

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