di Alessandra Virginia Rossi

Da sempre nello star system internazionale più mondano convivono, con un certo solleticante piacere, tanto personaggi geniali ed eccentrici, quanto personalità frivole e fuori di testa. In nome della sperimentazione e del glamour può capitare di imbattersi in un musical ideato da un impresario newyorkese, musicato da Cole Porter, con coreografie di Igor Stravinski ed effetti scenici di Salvador Dalì.

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New York, 1944. Billy Rose, impresario di Broadway sta per lanciare un nuovo musical sperimentale: The Seven Lively Arts.  Una provocazione, forse, o semplicemente una nuova versione, aggiornata ai tempi che corrono, delle più tradizionali Sette Arti Maggiori. Si andrà in scena allo Ziegfeld Theater, nel cuore di Manhattan e, ad accogliere gli spettatori, Rose vuole che siano posti nell’ingresso sette quadri di Dalì commissionati per l’occasione. Ogni opera rappresenta una delle arti trattate: Art of Cinema, Art of Ballet, Art of the Opera, Art of Theater, Art of Concert, Art of Radio e Art of Boogie-Woogie. Sebbene la première attiri tante celebrità, dopo 183 repliche il musical viene considerato un flop. Billy Rose trasferisce i quadri di Dalì a casa sua a Mount Kisco dove colleziona opere d’arte per il valore di 100.000 dollari. Ed è proprio questo patrimonio ad andare in fumo la notte del 2 Aprile 1956 quando un incendio colpisce la grande mansion dello showman distruggendo, fra i tanti capolavori, anche le sette tele di Dalì. Rose domanda allora all’amico Dalì di realizzare un nuovo quadro che colmasse la perdita di quella serie. Così, letteralmente dalle ceneri di Art of Boogie-Woogie, nasce Rock ‘n’ Roll. Il soggetto del quadro è la danza di una coppia di amanti nudi, dai corpi contorti e legati l’uno all’altra in morse tanto sensuali quanto violente. “Amo tutto ciò che è dionisiaco, violento e afrodisiaco” confessa Dalì. E queste sono le qualità del ballo frenetico e della musica sfrenata che vanno sotto il nome di Rock ‘n’ Roll. Un’eccellente sintesi dello spirito provocatorio che Dalì cerca di condensare anche in altri bizzarri progetti come il profumo, di nuovo Rock ‘n’ Roll, lanciato nello stesso anno da Marquay.

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Che Dalì sia stato un eclettico non c’è dubbio. Oltre alle riproduzioni del 1956, delle sue Seven Lively Arts originali non restano che delle riproduzioni fotografiche realizzate dal reporter di “Life Magazine”, Herbert Gehr, che le ha immortalate la sera della prima del musical. E si è espresso così: “Dalì, non solo è squilibrato già di suo, ma fa un vero business del sembrare più pazzo di quello che è!”.
Un truffatore geniale.

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