di A.Z.

In Ho dormito in posti peggiori il nostro protagonista, ormai avanti con l’età e pure un po’ stanco, si ritrova  nuovamente nella grande città. Questa volta ad accoglierlo c’è una strana atmosfera, una nebbia e un puzzo insopportabile.

C’è una cosa a cui sono sempre abituati gli inglesi, il maltempo. Sono abituati a stagioni costantemente fredde o piovose, con qualche break qua e là. Insomma, non sono certo tipi da temere particolari climi rigidi. Poi c’è una cosa a cui sono abituati in particolar modo i londinesi, l’inquinamento. E certamente, lo posso confermare, sono abituati alla pioggia, al freddo e all’inquinamento. Tanto più che di problemi relativi alla qualità dell’aria, Londra ne ha risentito già in epoca medievale, aggravandosi pesantemente nel 1600 fino ad arrivare ai giorni nostri attraverso la rivoluzione industriale. Eppure i giorni dal 5 al 9 Dicembre del 1952, senza che nessuno potesse immaginarlo lì per lì, sarebbero stati considerati i peggiori nella storia dell’inquinamento di Londra, relazionando cause ed effetti. Ma, andando per ordine, ecco cosa accadde.

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Verso il 5 dicembre del 1952, una coltre di nebbia si abbassò sui cieli di Londra, correlandosi a un forte calo della temperatura, a un anticiclone, alla totale mancanza di vento e alla stessa aria inquinata. Nulla che non fosse già successo prima, pensavano molti testimoni dello strano evento. Nulla di irrimediabile, erano abituati a camminare senza vedere a un palmo dal naso in quelle che loro definivano pea soupers, nebbie killer dovute a un misto di inquinamento ed eventi atmosferici. Il nomignolo riferito alla zuppa di piselli si deve al colore che solitamente assumeva l’aria con i toni verde-giallo-nero. Fu un giovane artista nel 1800 a coniare questo nome stravagante per un evento così grave.  Nonostante i tanti precedenti, nessuno avrebbe immaginato che la nebbia sarebbe diventata talmente fitta da intaccare anche gli ambienti chiusi. Fonti varie citano addirittura di proiezioni cinematografiche sospese, di pub e altri locali costretti a chiudere. Chiaramente il traffico ne risentì al punto da rimanere bloccato. La metropolitana era l’unico mezzo di trasporto che con difficoltà manteneva i servizi. Le ambulanze non potevano in nessun modo raggiungere pazienti in pericolo. Testimoni rivelarono poi chi aveva azzardato a camminare per strada, provò l’esperienza della cecità. Tutto questo sarebbe solo una brutta esperienza da ricordare, se non fosse per un particolare, che trasformò l’intera vicenda in catastrofe: il freddo.

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La situazione generatasi abbassò le temperature negli ambienti chiusi, e le persone, quindi, aumentarono l’utilizzo di stufe e camini bruciando enormi quantitativi di carbone. E poiché, come da sempre, la maggior parte della popolazione era povera, il carbone utilizzato era per lo più di pessima qualità, il classico scarto degli scarti. Quindi alla nostra nebbia dobbiamo aggiungere il fumo provocato dalla combustione di eccessive quantità di carbone, l’ulteriore immissione nell’aria di sostanze tossiche e non dimentichiamo la totale assenza di vento. Uno scenario quasi apocalittico, direi. Nel 1952 per quattro giorni Londra è stata l’anticamera dell’inferno. Ma già a partire dal 10 dicembre, con un rialzamento delle temperature e con l’arrivo del vento e altre condizioni atmosferiche favorevoli, la città tornò alla normalità in breve tempo. Normalità climatica, intendo. Perché, a fronte di una situazione paradossale, in un certo modo affascinante per chi scrive, dove la curiosità delle immagini prevale, dove il bianco, nero e nebbia delle foto del tempo danno una certa soddisfazione estetica, poi ci sono delle statistiche da osservare.

5-9 dicembre 1952: 4.000 morti in quei giorni, per lo più problemi respiratori (bambini e anziani nella maggior parte). 6.000 decessi (alcune fonti ne citano di più) avvenuti successivamente, ma riconducibili all’evento. Circa 100.000 ammalati di cui 25.000 con danni perenni dovuti alla pea souper. L’unica nota positiva, se tale si può definire, è che da quel momento fu rivoluzionata la materia giuridica in termini di inquinamento, ambiente e salute pubblica, sensibilizzando di non poco le istituzioni di quel tempo e degli anni a venire.

 

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