di M.C.

Mentre scrivo, fuori sta diluviando. Capita più di qualche volta tra settembre e ottobre. Il cielo è di più scale di grigio, io sto aspettando la metro e l’autunno, lentamente, sta arrivando. Dico lentamente perché a Napoli è tutto lento, anche l’arrivo delle stagioni. Infatti, dopo più di dieci minuti la pioggia ha smesso di cadere e il cielo si è aperto. D’improvviso si è illuminato tutto di una strana luce arancione. Ed eccolo, il déjà vu. Mi capitano spesso, sarà forse per una memoria piuttosto sviluppata che ho in qualche modo ereditato da mio padre. Di solito, però, ci metto del tempo a capire dove e come ho vissuto una situazione simile. Stavolta no, flash, tutto subito chiaro.

Era la penultima settimana di luglio, ero in Basilicata, a casa. Tipico acquazzone estivo, che lì vuol dire temperature autunnali e cielo di cemento. Io e un mio amico decidiamo di sfidare la pioggia e vederci per un aperitivo, che lì vuol dire beviamo tutto lo spritz che possiamo finché uno dei due non inizia a pronunciare male le parole. Torno a casa a piedi e il tramonto è di un rosa misto ad arancione magnifico. Il colore mi è stranamente familiare.

Metto le cuffie, apro l’app musica sull’iPhone, Chance the Rapper. La copertina di “Coloring Book” è della stessa tonalità del cielo.

Ero convintissimo che il suo nome fosse correlato in qualche modo con le parole opportunità e fortuna, che sia in inglese che in francese possono essere tradotte con chance. Invece no, in realtà lui si chiama Chencelor Bennet, nato a Chicago, anno di nascita 1993, il che significa che è più giovane di me.

Il pezzo che apre l’album è All We Got e dentro ci sono Kanye West e un coro gospel di Chicago, per darvi un’idea di quanto il ragazzo possa essere eclettico. E a proposito di canzoni di apertura, Chance compare anche in Ultralight Beam, a mio avviso la migliore di “The Life of Pablo” dell’onnipresente Mr. West. Ha collaborato inoltre con James Blake, Kaytranada, Madonna e Justin Bieber.

Mica male per un ventitreenne. E, tra l’altro, non ha ancora firmato per nessuna major.

“Coloring Book” è un diamante rosa, uno dei più rari al mondo. Fare questo genere di rap non è facile di per sé, farlo con così tanta leggerezza è un dono. Le produzioni sono come piume e cadono alla perfezione sulle sue lyrics semplici quanti incisive.

Chance the Rapper, in questo momento, è uno dei primi tre al mondo nel gioco del rap. Tre come il numero che porta sempre sul cappellino.

I don’t make songs for free, I make ‘em for freedom.

Don’t believe in kings, believe in the Kingdom.

Credo non serva aggiungere altro, le parole di Blessings bastano.

Grazie per il tramonto Chance.

 

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