di Alessandra Virginia Rossi

Don’t do the logical thing

Eclettico, versatile, innovatore. Quante definizioni variopinte abbiamo affibbiato a David Bowie per definire la sua dinamicità e la sua inclinazione al cambiamento continuo? Eppure un artista che osa sa quanto possa essere complicato proporre ciò che il pubblico non si aspetta.

Ai primi del Novecento un altro artista era alle prese con le aspettative altrui.

“A sentir loro so disegnare meglio di Raffaello. Probabilmente hanno ragione, forse disegno davvero meglio. Ma se so disegnare come Raffaello, avrò il diritto di scegliere la mia strada, e loro dovrebbero riconoscermi questo diritto.”

È Pablo Picasso che confida il suo disappunto a Gertrude Stein. Il Cubismo bussa prepotentemente alle porte del suo maggior profeta. Proporre il mondo per l’oggetto che esso stesso è, è forse l’idea più innovativa e moderna dal momento che l’invenzione della fotografia sembra aver rivelato tutto.

Nile Rodgers, all’indomani della morte di David Bowie, lo ricorda come il Picasso del rock n’ roll: “Mi resi conto che vedeva il mondo tanto in una maniera astratta quanto allo stesso modo in cui lo vediamo noi”. Parole che sembrano riecheggiare quanto scritto da Stein a proposito di un Picasso che vede il mondo come un bambino vede la mamma, un tratto alla volta, separandolo dal contesto. “Le persone guardano le cose attraverso la propria memoria, dice Stein, e ciò che facciamo quando guardiamo il mondo non è che una ricostruzione a memoria”. Quello di Picasso è uno sguardo sempre diretto. Bowie esprime lo stesso concetto in un’intervista a Neil Strauss: “Non puoi osservare Picasso senza essere completamente ispirato. Lui giocava sempre con la sua mente e con le sue reazioni alla vita, ed era sempre innovativo e genuino allo stesso tempo. Credo sia la conseguenza dell’essere sempre meravigliato da cosa è in grado di fare il mondo”.

L’obiettivo è rendere il mondo e i suoi oggetti eterni, senza tempo. Il cubismo sarà sempre moderno. Bowie cerca lo stesso effetto quando si rivolge a Nile Rodgers mostrandogli una foto di Little Richards accanto a una Cadillac: “Nile, è così che voglio che suoni il mio album”. Rodgers afferra il concetto: qualcosa che apparisse sempre moderno. Così nasce Let’s Dance, uno degli album di Bowie più venduti in assoluto, ma anche uno fra i più inaspettati cambi di direzione artistici. Si sa, Bowie ama disorientare il pubblico.

“Non faccio quello che la gente vuole che io faccia. Faccio quello che io voglio. Non per offenderla, ma perché è questo ciò che sento”.

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