di M.C.

Chapter 1.

Settembre è tornare all’università. Se sei uno studente fuorisede vuol dire ripartire, in tutti i sensi. Andare di nuovo via da casa e tornare in un posto che, per la maggior parte dei casi, puoi definire casa.

La mia città “adottiva” è Napoli. Quando penso a quante cose sono successe in questi anni e a quanti momenti ho passato qui, non posso non dire che mi sono innamorato di lei, ma quando provo a descriverla non riesco nemmeno a scrivere il suo nome. Ho iniziato a pensare che fosse una prerogativa delle cose che si amano, l’impossibilità di descrivere ciò che si prova per loro.

Ecco, mi succede lo stesso con Frank Ocean. L’ho ascoltato la prima volta su YouTube. Era novembre del 2012 e io stavo preparando l’esame di Microeconomia. Mi ha rapito, quel colore strano che traspira da ogni sua canzone mi ha messo in seria difficoltà. Channel Orange e Nostalgia Ultra mi hanno cambiato, come accade con tutte le cose di cui ti innamori.

Ecco, questo è un altro punto in comune tra Napoli e la sua musica. Se le ascolti bene, ne esci fuori diverso.

Chapter 2.

Aspettare è una cosa che non riesco a fare, mi rende nervoso. Ma ho imparato una cosa, quando si tratta di musica: ognuno fa uscire i suoi lavori quando cazzo gli pare. E nessuno dovrebbe poter sindacare su questa scelta.

Quello di Frank è stato un parto, la più grande creazione di “hype” del ventunesimo secolo. Non sono tanto i cinque anni che passano tra Channel Orange e Blonde, quanto il modo in cui sono passati.

Indizi disseminati qua e là, featuring con grandi nomi e credits in album di successo. Qualcuno direbbe che il ragazzo si è fatto.

Poi, a luglio, un fulmine a ciel sereno: boysdontcry.co e la lunghissima diretta video. Esce Nikes ed esce Endless. Panico più totale.

La prima domanda che ci si fa in questo caso è: che sta succedendo? È il suo album? Sarà all’altezza delle mie aspettative?

Endless mi ha fatto perdere la rotta, e credo che sia capitato un po’ a tutti. La scelta di un visual album così lungo distoglie l’attenzione dalla musica. È l’idea che sovrasta la sostanza, e io dal piccolo Ocean non me lo potevo aspettare.

Chapter 3.

Ma forse funziona così, prima ci deve essere un po’ di nebbia, le cose devono essere un po’ confuse.

Il 20 agosto diventa Natale ed esce Blonde. Solo su Apple Music o comprando la copia fisica, e tra l’altro le due versioni sono diverse.

Esce anche un magazine, “Boys Don’t Cry”, all’interno del quale c’è un poema di Kanye West dedicato ai cheeseburger. Credo che questo basti a definirlo.

Ma finalmente arriva la musica, quella vera, quella che aspetti da cinque anni, senza filtri.

E lì ho rivisto Frank. Nel momento in cui è partita Solo, credo di essere tornato indietro nel tempo. Il punto è che è capace di far provare delle emozioni alla gente, senza essere noioso, senza dire o scrivere cose particolari, è emozionante e dovrebbe già bastare.

Ma no, Ocean ci ha messo il peperoncino, e nel credit list ci sono Beyoncé, Kendrick Lamar, Tyler the Creator e Yung Lean, per dirne un paio. In pratica, un gin tonic fatto con l’Hendrick’s e mixato da Michito Kaneko.

Forse è questo il suo segreto, ogni ascolto sembra il primo, ogni volta non sai cosa sta per succedere, ed è tutto tremendamente bello.

È impossibile per me parlarvi della sua musica. Non troverei mai le parole adatte, l’unico aggettivo che mi viene in mente è “bello”. E se qualcuno mi chiedesse perché ascoltarlo, io gli risponderei perché è bello.

È come se qualcuno mi chiedesse perché visitare Napoli. Perché è bella.

Grazie zio Frank, per tutto. E perché, in qualche strano modo, mi ricordi la mia città.

 

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