di M.C.

Studiare ad agosto. Io ci ho provato per anni, non ci sono mai riuscito. Per questo, finita la sessione estiva, ho preso una decisione drastica: io, a settembre, esami non ne faccio.

Diretta conseguenza di questa scelta: avere sarebbe un sacco di tempo libero quest’estate. I due obiettivi da perseguire: andare al mare più spesso e ascoltare almeno 5 o 6 album freschi freschi.

Per quanto riguarda il mare, ci sarò andato cinque giorni in due mesi, in uno di questi diluviava.

Di album ne ho ascoltati 3, molto diversi tra loro.

Freetown Sound di Blood Orange è uno dei migliori viaggi che potete fare, ma lo sapete e non starò qui a parlarvene. Santeria di Guè e Marracash è una tamarrata tremenda.

Il terzo è stato una scoperta. Fino a qui, di Dutch Nazari.

I social network hanno un pregio, ti permettono di restare sempre aggiornato sui lavori degli artisti che segui. A Dutch Nazari sono arrivato grazie a Willie Peyote. Il primo pezzo, che dà il nome all’ep, è un featuring tra i due.

Sei pezzi, prodotti bene e scritti ancora meglio, che anticipano il primo album del ventisettenne padovano. Ho apprezzato particolarmente due cose: i beat curatissimi (c’è anche The Essence) e i riferimenti a film e libri, sparsi un po’ ovunque (La Haine). Inoltre, gli artwork sono una bomba, curati da Enrico Della Vecchia.

Non è un lavoro da ascoltare propriamente in estate, ma ha un particolare pregio: è molto corto. Gli album corti sono perfetti per i periodi estivi, quando il tempo a disposizione è poco.

Ascoltare Dutch mi ha dato un senso di déjà vu, che non avevo ben inquadrato finché non ho collegato i fili. Il ragazzo esce per Giada Mesi, etichetta discografica di un certo Jacopo D’Amico, in arte Dargen. Il déjà vu è collegato al fatto che anche a Dargen D’Amico sono arrivato allo stesso modo. Lo ascoltai la prima volta in un featuring con Fabri Fibra, pubblicato sulla sua pagina Facebook.

Grazie per la perla Dutch Nazari, e per avermi ricordato del sedicenne che scopriva un certo tipo di rap italiano.

 

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