di Gabriele Naddeo

PROTEGGI QUESTO TUO RAGAZZO

Racconto liberamente ispirato da ‘Proteggi questo tuo ragazzo’ dei Thegiornalisti

11 Luglio 1982, ore 12 meno un quarto. La finale dei Mondiali di Calcio di Spagna ’82 non è niente se hai tredici anni e sei uno di quei ragazzi del Pigneto alle prese con una questione ben più importante: la finale del mondiale di calcio di Roma Est. Il Santiago Bernabéu si trasforma in un cortile, i fuori non esistono mica, un po’ come le porte convenzionali, sostituite dalle auto parcheggiate ai lati della strada. Lorenzo, che a tredici anni ci è quasi arrivato, è il fiero panchinaro dei “Pignatti”, una delle due squadre in lizza per la vittoria finale. Che poi a presentarlo così, panchinaro e sfigato, quasi dispiace data la sua discreta bravura nel giocare a pallone: è l’ansia che frega Lorenzo, l’ansia che c’ha di sbagliare. Le unghie le ha già consumate da un pezzo quando dopo la fine del secondo tempo è costretto a sostituire Renato e quella dannata distorsione alla caviglia dell’ultimo minuto. La parità del punteggio raggiunta fino a quel momento e l’incombente ora di pranzo imponevano al gruppo di giovani calciatori una rapida e pratica soluzione: la finale si sarebbe decisa ai rigori. Lorenzo avrebbe tirato per ultimo; lo si era deciso tra i “Pignatti”, con la speranza di poter concludere il match prima del suo intervento. Com’è difficile la vita a tredici anni quando hai davanti l’ultimo rigore da tirare.

Le immagini dei compagni e degli avversari che segnano un goal dopo l’altro scorrono rapide nella testa di Lorenzo: sembra passato un attimo o forse un’eternità, quando si trova catapultato all’improvviso di fronte a una minacciosa sfera arancione, unica causa della futura vittoria o sconfitta di quella dannata finale. Lorenzo prende la rincorsa a testa bassa, poi si fa coraggio: alza lo sguardo e viene catturato dalla rossa e scintillante Renault 4, “palo” sinistro della porta di fortuna per l’evento sportivo più significativo del momento. L’infatuazione del ragazzo per quello splendido cofano fiammeggiante, dura, però, soltanto il tempo di una timida rincorsa: Lorenzo adesso dà una rapida occhiata alle nuvole, tira un sospiro, poi calcia con tutta la forza che ha. Il tiro è sbilenco, ma potente: il Super Santos viaggia deciso in direzione della Renault 4, urta lo specchietto retrovisore ed entra in porta. “Goaaaaaal!!!” urla euforico Lorenzo, mentre lo specchietto si accascia moribondo sulla fiancata dell’auto. “Goaaaaaal!!!” “Goaaaaaal!!!” “Goaaaaaal!!!” risuona in tutto il cortile, ma non si riesce più a capire se è per il palo-goal di Lorenzo o per quello di Tardelli sul 2 a 0 alla Germania, poche ore più tardi. Le strade adesso sono un carosello di persone, tricolori e macchine strombazzanti: Lorenzo è in macchina con la famiglia, urla e festeggia come solo un ragazzino della sua età riesce a fare; ad un tratto con la coda nell’occhio vede una macchina passare proprio accanto a quella del suo papà: rosso fiamma, frontalino a rombo ed un inconfondibile specchietto retrovisore che ciondola allegro a ritmo di festa. Stringe i pugni, Lorenzo, quasi a voler tenersi stretto a lungo questo intenso istante di felicità: com’è dolce la vita a tredici anni quando un semplice rigore può trasformarsi di colpo nel ricordo più bello della tua adolescenza.

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