di M.C.

Un paio di settimane fa è finita la stagione NBA. Non so quanti di voi siano appassionati di basket o di basket statunitense, quindi provo a spiegarmi in pochissime parole: i Cleveland Cavs hanno vinto il titolo alla fine di gara 7, battendo i Golden State Warriors, che erano riusciti a battere il record di vittorie in regular season appartenuto ai Bulls di Micheal Jordan, mettendone a referto 73.

Nessuno era mai riuscito a vincere una serie finale riuscendo a rimontare da 1-3 a 4-3 e nessuno era mai riuscito a vincere una gara 7 di finale fuori casa. Lo ha fatto Lebron James, considerato per anni nient’altro che il più grande perdente che abbia mai calcato il parquet, e noi ne siamo tutti testimoni.

Vi starete chiedendo qual è il punto. Il punto è che questa è storia, storia dello sport, ma comunque storia.Qualche anno fa una ragazza mi fece notare quanto siamo incapaci di accorgerci che quello che ci sta accadendo attorno è storia. Me lo disse perché lei era stata in Vaticano il giorno in cui Papa Francesco si è presentato al mondo. La prima volta nella storia in cui si è dimesso un Papa, la prima volta nella storia in cui il Papa è un sudamericano.

Mentre stavo scrivendo questo “articolo”, è successo che la Gran Bretagna, per via di un referendum, ha deciso di uscire dall’Unione Europea. Non voglio entrare nel merito dei discorsi economici, politici, sociali. Voglio solo ricordarvi che questa è STORIA, e si sta compiendo mentre noi siamo vivi. Se un giorno mi chiedessero in che epoca avrei voluto vivere, risponderei in nessuna, se non in questa. A pensarci bene, che bel momento per essere vivi.

A settembre del 2015 è uscito un mixtape di Drake e Future. Il disco non mi ha colpito particolarmente, mi è rimasto in mente l’artwork, ma soprattutto il titolo: “What A Time To Be Alive!. Tradotto: che storia essere vivi in questo momento.

 

Per una volta devo dare ragione al canadese più conosciuto del mondo, siamo fortunati, soprattutto noi giovani, sopratutto noi millenials. Abbiamo accesso ad una quantità paurosa di informazioni, possiamo tenerci facilmente in contatto con persone a migliaia di chilometri da noi e non è mai stato così facile viaggiare per il mondo.Un particolare che non avevo mai analizzato con cura nella mia testa, era la musica. Non ci sono mai stati così tanti generi musicali e non è mai stato così facile fruirne. Poi, il sei maggio scorso, si è accesa la lampadina.

Nello stesso giorno, ad una settimana di distanza da “Views” di Drake, sono usciti gli album di KAYTRANADA, JMSN, Skepta e James Blake. Praticamente, è stato come il giorno di Natale per un bambino di 10 anni. Lì ho realizzato: quante volte è capitato nella storia che siano usciti 4 album così fighi lo stesso giorno? Ho cercato su google, la risposta è mai.

Se volessi soffermarmi su ognuno di questi 4 lavori, starei qui a parlarne fino a ferragosto. Quindi provo a spiegarvi solo cos’è per me “The Colour In Anything” di James Blake: vorrei essere la ragazza a cui è dedicato quest’album. Ogni brano è triste al punto giusto, ogni pezzo è un tassello del quadro che l’inglesino ci ha voluto dipingere in faccia. È un viaggio, e alla fine c’è il rischio che vi troviate a cantare “I Need A Forest Fire” usando l’IPhone come microfono, sembrando piuttosto ridicoli.

Tra un po’ torno a bestemmiare in islandese sui libri di diritto tributario avanzato, ma ora, WHAT A FUCKING TIME TO BE ALIVE.

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