di M.C.

È arrivato Maggio, me ne sono accorto perché inizia a fare finalmente un po’ più caldo, le giornate sono più lunghe e io non ho voglia di fare un cazzo. È un periodo comunque molto strano. Nei miei ricordi ho sempre l’allergia, che è il motivo per il quale mezzo lo odio e mezzo lo amo. Un’associazione mentale che faccio è Thegiornalisti=Maggio. Non lo so il perché, e molto probabilmente non c’è alcun motivo logico. Saranno i colori pastello della copertina di “Fuoricampo” o le melodie che si aprono come le rose, non lo so.

Fatto sta che sono tornati in rotazione nel mio iPhone e mi sono ritrovato a cantarli a squarciagola sul tapis roulant in palestra. Vi lascio immaginare lo sconforto che si prova a imitare Tommaso Paradiso mentre in filodiffusione c’è “El taxi” cantata da un certo Osmani Garcia, che ho scoperto non essere un calciatore del Villareal.

Nel mentre è successo che è uscito “Tra la strada e le stelle”, preludio di un nuovo album di prossima uscita. Qual è la novità? Che c’è un video, vero e proprio, ed è la prima volta che il gruppo romano fa una cosa del genere. E sempre nel mentre, sono stati sul palco del Concertone del Primo Maggio®, a Roma, ormai bisogna specificare. E sempre nel mentre, Tommy Paradise ha dichiarato, senza mezzi termini, di voler uccidere l’indie. Non avevo mai pensato a questa cosa, o meglio non l’avevo mai notata. I Thegiornalisti non avevano mai fatto un video e io non lo sapevo.

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C’è una specie di tendenza a nascondersi nella “scena romana”, come qualcuno ama definirla. Se prendi I Cani ad esempio, facevano i primi concerti con una busta di carta in testa. I Cani li ho scoperti ascoltando una cover acustica de “Le coppie” a Tropical Pizza su Radio Deejay, mentre stavo andando dalla mia ex-ragazza, nel lontano 1789. Che strana la vita eh? A Gennaio è uscito Aurora, che in my opinion è uno dei migliori lavori italiani del 2016. Non deve essere facile mettere nello stesso album i sentimenti, l’universo, il brodo primordiale, la droga, il culo, la figa. Contessa ci è riuscito e lo ha fatto in maniera pulita e semplice. E che non sia più così indie, concedetemelo, sticazzi.

Sapete in che album ha collaborato Niccolò? Mainstream. Sì, in quel gioiello di tristezza e rime baciate di Calcutta, c’è lo zampino di Contessa.  Mainstream è stato la colonna sonora della mia sessione invernale e vi confesso che una coltellata nello sterno avrebbe fatto meno male. Lui, in realtà, si chiamerebbe Edoardo D’Erme e quando canta le cose che scrive lo fa in una maniera quasi disarmante, come se non si stesse nemmeno rendendo conto. Ma parlare della musica di Calcutta sarebbe superfluo, qualsiasi magazine o rivista musicale ne ha scritto, anche in Francia. Dai, se ne sono accorti sia i francesi che Rolling Stones, perché discuterne ancora? Il punto sul quale vorrei farvi riflettere è che non c’è un uomo dietro il personaggio, l’uomo e il personaggio sono la stessa cosa. C’è più di un elemento che mi porta a pensare che lui sia davvero così, che sia davvero il tipo di persona che trovi al Pigneto alle cinque di mattina con una chitarra e una bottiglia di vino rosso scadente di lato. Quel ragazzo è così come lo vedi, e per questo è adorabile.  (Quando sei l’artista del momento e metti il tuo numero su facebook, come si fa a non amarti?)

 

 

Un’altra curiosità sulla “scena romana” è che sia i Thegiornalisti, sia ICani, sia Calcutta, sono nella colonna sonora del film dei The Pills. E i The Pills fanno un sacco ridere. Ora, il punto al quale volevo arrivare: è un bene che così tante persone siano arrivate a conoscere questa benedetta “scena romana” nel 2016? È un bene che “l’intoccabile indie italiano” sia sotto attacco? Beh, se questo è l’attacco, forse sì. Perché sono un po’ come noi universitari, che “domani”ci sveglieremo all’una. Un po’ scazzati, un po’ così.

 

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