L’abbiccì dell’architettura – Minoru Yamasaki


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di Claudia Casali

MINORU YAMASAKI, World Trade Center (New York,1976)

Ognuno di noi ricorda esattamente quel primo pomeriggio dell’11 settembre 2001: avevo la tv accesa sull’ormai compianto MTV ed improvvisamente tutti i canali iniziarono a riportare la notizia di un attentato terroristico a New York. Le Torri Gemelle erano state abbattute: l’intero popolo americano veniva così privato di uno degli edifici simbolo degli USA e il World Trade Center, il progetto che ospitava al suo interno le due torri, veniva colpito al cuore. Con il crollo delle “Twin Towers” l’intero complesso subiva delle grandi modificazioni. Oggi non rimane nient’altro che il ricordo di quelli che furono i 7 elementi del World Trade Center: le varie strutture che hanno reso celebre l’area, oggi conosciuta come “Ground Zero”, sono state infatti demolite subito dopo gli attacchi terroristici di quasi 15anni fa, in quanto completamente distrutte o irreversibilmente danneggiate.


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Minoru Yamasaki (Seattle, 1 dicembre 1912 – Bloomfield Hills, 7 febbraio 1986) dopo avere ricevuto, nel 1962, una lettera dal New York Port Authority, ente pubblico che gestisce ponti, gallerie e aeroporti di New York e del New Jersey settentrionale, inizia a lavorare al progetto del World Trade Center con un’ottantina di collaboratori e con l’aiuto dello studio di architettura Emery Roth & Sons. L’area del progetto di oltre 60000 metri quadri  doveva essere completamente ripensata dall’architetto di origini giapponesi: semplificare la circolazione veicolare, triplicare il numero di marciapiedi, creare una piazza al centro del complesso per rendere ancora più efficace l’impatto visivo generato dalla realizzazione di 2 importanti grattacieli e dalle altre 4 strutture che andavano a ricoprire il terreno. Dopo alcuni problemi relativi agli scavi che si stavano effettuando (la disidratazione del suolo sul quale si stava lavorando) iniziano i lavori: la piazza di circa 20000 metri quadri, caratterizzata da un giardino pavimentato con fioriere, panchine e sculture, posta al centro dell’area, era circondata dalle famosissime torri, ciascuna avente 110 piani. Esse, denotate anche come le WTC1 e WTC2, erano caratterizzate da vetrate strette che ricoprivano all’incirca il 30% dell’involucro totale e venivano ombreggiate dalle colonne esterne; inoltre l’Alcoa, importante produttore di alluminio a livello mondiale, creò, proprio per questo progetto, un materiale più economico dell’acciaio (che l’architetto voleva utilizzare per la strutture degli edifici) producendo una nuova lega di alluminio-argento, incoraggiando e convincendo Yamasaki ad utilizzarlo per gli edifici da lui progettati.


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Gli altri fabbricati, anch’essi di notevoli altezze, ospitavano strutture diverse tra cui un albergo di 22 piani (WTC3), uffici (WTC4 alto 36m), banche come il Deutsche Bank Building (WTC5 alto 226m), la U.S. Customs House (WTC6 alto 28m) o  appartamenti (WTC7 alto 173m). Le Torri Gemelle, inaugurate insieme all’intero complesso il 4 aprile 1973,  hanno ricevuto il titolo di “più alto edificio del mondo” dal 1972-1974 ed hanno reso celebre il proprio architetto a livello mondiale.  Oggi Lower Manhattan ha un nuovo skyline sempre dominato dalle altezze: non ci sono più le Twin Towers ma il One World Trade Center, anche conosciuto come Freedom Tower, un grattacielo aperto 13 anni dopo gli attentati e alto 1776m (l’altezza richiama la data di dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti). All’interno dell’area ci sono ancora molti cantieri aperti e un museo della memoria dedicato alle vittime dell’attentato.


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A quasi 15 anni dalla strage è ancora vivo il ricordo di quell’11 settembre che ha cambiato per sempre le vite di ogni singolo essere umano. Sono molti gli artisti che voglio alleviare la sofferenza di quegli attimi alleggerendo lo straziante ricordo con le proprie colonne sonore: tra loro ritroviamo i Beirut che hanno deciso di rilasciare il loro nuovo album  l’11 settembre 2015, proprio in corrispondenza di questo giorno di grande valenza storica.

“ Don’t know the first thing about who you are
My heart is waiting, taken in from the star
If we don’t go now, we won’t get very far
Don’t know the first thing about who you are ”

Beirut – No No No