di A.Z.

Una strada lunga, piuttosto dritta e regolare, che riesci a vedere queste due linee parallele molto in là. Una zona tranquilla.Vicino, una stazione metropolitana e il passaggio di mezzi pubblici. Poche auto, un bel marciapiede e una discreta porzione azzurra di asfalto, passaggio esclusivo dei ciclisti. Non così frequente a Londra, dove molto spesso le biciclette condividono corsie con bus e motocicli. A camminarci, case, abitazioni, un piccolo parco, una chiesa, un campetto d’asfalto. Ti dà l’impressione di uno di quei luoghi che, anche se pieni di tutto ciò che ha comportato il progresso, in qualche modo non hanno mai mutato la loro essenza, che non sono stati colpiti dal dilagare irrefrenabile della metropoli. Uno di quei luoghi in cui le ore sono ore, i minuti sono minuti e i secondi neanche li calcoli. Fai qualche passo ancora, guardandoti a destra e sinistra e poi lo incontri, un murales a coprire l’intera facciata di un edificio. Nessuna novità, Londra è piena di luoghi dove l’arte della strada si manifesta bella e improvvisa appena svolti l’angolo. Ma questo murales è un po’ diverso, te lo guardi, te lo fissi, ci rifletti. C’è qualcosa che non ti quadra. Un’energia talmente forte viene sprigionata da quelle immagini. In qualche modo senti dentro di te una certa sensazione di smarrimento.

Quando hai rimesso a posto i tuoi pensieri, fai un respiro e decidi di capire meglio. Ci cominci a vedere il sud del mondo, ci vedi le mani e i colori del popolo di Diego Rivera, ci vedi facce con rughe di sole e fatica ma con una divisa britannica. Solo allora ti rendi conto che sei a Cable Street. Ed effettivamente ti rendi conto che hai avuto la sensazione giusta, il murales è dichiaratamente ispirato al “realismo sociale” del pittore messicano. Cable Street, uno di quei posti dove, senza neanche accorgersi, ci passa una fetta di storia e ti lascia con il perpetuo dubbio se quella fetta di storia lì in quel momento abbia contribuito seriamente all’andare successivo degli eventi o se, avesse preso un’altra direzione, la Grande Storia sarebbe stata comunque la stessa.

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Sta di fatto che un giorno di ottobre di ottanta anni fa, in piena fase antecedente al secondo conflitto mondiale, quando in Europa si stavano seriamente e velocemente sviluppando idee totalitariste, Cable Street fu testimone di uno scontro tra un corteo di camicie nere, polizia metropolitana e un grande numero di oppositori di varie idee, origini e razze. Ho deciso da diverso tempo ormai di non occuparmi di politica, essendo io stesso in una fase di rivalutazione dei pensieri e comportamenti umani al di sopra di idee precostituite, ma ciò che invece è oggetto delle mie riflessioni è proprio l’umanità in senso lato, in ogni suo aspetto. E quando parlo di “umanità” mi riferisco a un insieme di comportamenti tipici dell’uomo, non a quella sorta di caratteristica positiva che si dà spesso al termine e che non si addice a mio modo di vedere alla razza umana in genere. Non giudizi quindi, ma constatazioni. Ciò che è accaduto il 4 ottobre 1936 è questo: un gruppo di fascisti guidati da un certo Oswald Mosley, noto politico inglese, aveva deciso di fare una grande parata e, in maniera provocatoria, di attraversare in camicia nera Cable Street, allora abitata da molti ebrei e irlandesi. Questi ultimi, con l’aiuto dei militanti del partito comunista, pronti a cogliere un’occasione per scontrarsi con i propri avversari, decisero di bloccare il corteo e di aspettarli proprio in questa strada che scorre tra le file delle abitazioni con poche vie di uscita. La polizia metropolitana, nel frattempo, scortava a piedi e a cavallo il corteo. Nel momento di contatto, inizialmente la polizia provò a disperdere gli antifascisti, anche usando la forza, e proseguire, ma il numero di persone accorse era talmente alto, partecipavano anche dalle finestre e balconi, che si decise di deviare il corteo verso Hyde Park. Ebrei, irlandesi e comunisti ottennero ciò che volevano, almeno una vittoria morale. Alla fine della giornata, nonostante la grande confusione e il gran numero di facinorosi, gli scontri furono limitati al massimo. Ci furono solo feriti non molto gravi e degli arresti. La maggior parte degli arrestati fu rilasciata al pagamento di una multa di 5 sterline o scontando qualche “servizio sociale”. Quello che mi ha dato questa storia non è la solita prova sulla veridicità di un’idea o di un’altra, ma la conferma che alla fine ciò che conta è solo l’uomo. L’uomo che decide, anche in maniera provocatoria, di sbandierare le proprie idee a rischio di combattere, l’uomo che con forza decide di difendere le proprie idee e i diritti che sente propri a rischio di combattere e l’uomo che decide di evitare morti capendo che sarebbe inutile continuare ad agire con la forza. Si dice che quest’episodio abbia spento tutti i focolari fascisti in Inghilterra, non lo sapremo mai con certezza. Quello che io so è che fascisti, poliziotti e antifascisti erano uomini e ancora una volta, nel bene o nel male, hanno agito secondo la loro umanità in quel contesto storico. L’umanità che ha spinto il protagonista del racconto ‘Una chiazza sangue e polvere‘. Perché l’uomo è sempre artefice del proprio modo di essere uomo.

 

Link//

http://www.londonmuralpreservationsociety.com/murals/battle-cable-street/

http://www.historytoday.com/daniel-tilles/myth-cable-street

http://www.bbc.co.uk/news/uk-england-london-15171772

 

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