di Gabriele Naddeo

Se chiedete ad un salernitano che cos’è Sabatino, la prima cosa che gli verrà in mente sarà una rosticceria d’asporto minuscola, semi-nascosta in un vicoletto del centro. I piatti forti del locale sono sostanzialmente tre: pizzette quadrate, crocchè, calzoni. Se Sabatino esiste fin dal 1948 il motivo è uno soltanto: la bontà dei prodotti. Un negozio come quello di Sabatino incarna alla perfezione l’idea di ‘persone oltre le cose’ che, per quanto sia carino lo slogan della Conad, non si riuscirà mai ad essere davvero associato ad un qualsiasi supermercato. Il supermarket è anonimo per antonomasia: è code di carrelli e casse e surgelati rincarati e quel luogo qualsiasi scelto da Jarvis Cocker dei Pulp per introdurre alla studentessa greca del Saint Martin’s College il fantomatico mondo della Common People. L’idea della nuova rubrica di Talassa – Viaggio al centro delle etichette italiane – è quella di portarvi per una volta a fare un giro da Sabatino, più che al supermercato. Farvi conoscere più da vicino alcune realtà capaci di lasciare un’impronta bella evidente in quanto a musica italiana contemporanea, pur non facendo parte di quelle tre o quattro case discografiche che controllano da sempre la fetta più grande del mercato. No no, vi prego, non chiamate in causa neanche per un secondo i termini ‘indie’ e ‘mainstream’: che la label in questione sia totalmente indipendente o distribuita da major poco importa. Ciò che questa rubrica cercherà di fare sarà piuttosto raccontare quelle etichette che, partendo da zero o quasi, sono state in grado di mettere in piedi un’offerta musicale di un certo livello, mescolando alla competenza e alla necessità di far quadrare i conti una generosa dose di passione. Sarà presto la 42 Records ad aprire le danze, nel frattempo voi che avete deciso di prendere tra pizzetta, calzone e crocchè?

 

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